Moneta sonante contro il moralismo
Con l’Europa piegata sotto il peso del debito pubblico e delle massicce dosi di austerity, i banchieri centrali restano gli osservati speciali da parte di politici e investitori. Solo una politica monetaria accomodante, è infatti il ragionamento di molti osservatori, potrebbe rendere meno gravosi gli impegni riformatori assunti dai paesi in crisi.
21 AGO 20

Con l’Europa piegata sotto il peso del debito pubblico e delle massicce dosi di austerity, i banchieri centrali restano gli osservati speciali da parte di politici e investitori. Solo una politica monetaria accomodante, è infatti il ragionamento di molti osservatori, potrebbe rendere meno gravosi gli impegni riformatori assunti dai paesi in crisi. Non a caso la Banca centrale europea, l’unica istituzione dell’Ue che finora sia stata in grado di domare Lady Spread grazie alle scelte non convenzionali, è ancora in queste ore argomento di polemica elettorale in Francia (dove domani si vota per il primo turno delle presidenziali). “La Bce dovrebbe tagliare i tassi di interesse – ha detto ieri il candidato socialista per l’Eliseo, François Hollande – e prestare direttamente i soldi ai paesi dell’euro piuttosto che alle banche, con l’ottica di rilanciare l’economia”. A Hollande, che sul ruolo dell’Istituto di Mario Draghi ha insistito da subito, aveva replicato nei giorni scorsi il presidente in carica, Nicolas Sarkozy, costretto a chiedere anche lui un sostegno della Bce per la crescita. Lo stesso Sarkozy che pochi mesi fa, ai tempi d’oro del “direttorio” franco-tedesco, fece un patto con la cancelliera tedesca, Angela Merkel: mai parlare della Bce. Oggi Sarko, a caccia di una nuova investitura popolare, fa l’eterodosso al punto da far sobbalzare sulla sedia la Merkel, custode granitica del tabù made in Deutschland: l’inflazione è il più temibile dei mostri – dice l’ortodossia teutonica – e perciò l’Istituto presieduto da Draghi deve badare solo alla stabilità dei prezzi.
Sempre in tema di Banche centrali, in queste ore va registrato il lieve riposizionamento di uno degli alfieri del pensiero anti-austerity, Adam Posen. L’economista statunitense, membro del board della Bank of England, è diventato celebre negli ultimi due anni per aver chiesto con insistenza (e fantasia retorica) un intervento più deciso alla Banca di Sua Maestà a sostegno dell’economia. Non che la Bank of England si sia finora risparmiata, visto che ha acquistato titoli pubblici e asset in misura pari al 20 per cento del pil inglese (contro un “timido” 3 per cento della Bce). Eppure Posen ha continuato a battersi per un ulteriore allentamento monetario (quantitative easing). Fino a inizio aprile, perlomeno. Due giorni fa infatti sono state rese note le minute dell’ultimo dibattito interno alla BoE: a sorpresa è emerso che Posen si è allineato alla maggioranza dei colleghi e non chiede più acquisti ulteriori di titoli di stato. Alla Borsa inglese la notizia non è piaciuta, i listini sono scesi, e per questo ieri Posen è tornato a intervenire pubblicamente: “Non stiamo chiudendo i rubinetti – ha rassicurato – stiamo solo mantenendo costante il flusso, senza aumentarlo ancora”. Londra continua a stampare moneta, altro che Merkel.